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La grande cavalcata (barzelletta popolare)

colore, stigma — Inviato da orafiore @ 00:48

Riprendo un piccolo pezzo dal libro "Filofollesofia" di Giovanni Gramaglia di cui avevo gia' scritto un po' di tempo fa. E' un libro che mi appassiona molto e trovo molto divertente, ha una chiave di lettura semplice e rispecchia in alcuni casi delle stesse situazioni che mi sono trovata a vivere.

Sono le prime pagine del capitolo Gianfilosofo e il Dottor Hicckstz G-file n.2; in questo capitolo spiega il suo approccio alla filosofia e di come e perché e' arrivato al Dsm Asl 2 di Napoli e l'incontro con il dottor Hicckstz che di nome fa Adolf Sigmund.

"La grande cavalcata" (barzelletta popolare). Una matto, con molta educazione, chiede udienza al direttore del manicomio; casa famiglia, ASL, o che so altro, ancora non c'erano; per mettere all'attenzione di quest'ultimo una sua idea. Toc-toc, bussa il nostro amico alla porta dell'ufficio del dirigente che risponde: "Avanti".

Timoteo, un metro e ottanta circa, capelli corti, un po' arruffati; ancora ben colorati di nero, malgrado la sua età; vestito effettivamente fuori moda, forse parecchio; con i suoi occhiali da vista, color tartaruga, imitazione, ovviamente; lentamente e timidamente apre la porta dell'ufficio, quel tanto che basta a permettergli di entrare. E con la sua voce, appena recepibile chiede: "E' permesso?".

Il dottore, dietro i suoi bei baffoni, sorridendo molto amichevolmente risponde: "Prego, si accomodi, mi fa molto piacere che abbia qualcosa di nuovo e sono convinto di interessante da presentarmi, si sieda e mi dica con calma".

Timoteo a questo punto ormai gia' entrato nella stanza, socchiude la porta alle sue spalle, lentamente si siede sulla poltroncina di fronte la bella scrivania, di quell'ufficio, comunque, tenuto con un minimo di decorosa estetica; e a bassa voce, come suo solito, si spiega:"Sa, signor direttore, ho molto tempo libero; e tutto il giorno non so cosa fare. Perciò, penso, penso, penso, penso, a tante cose, e sono convinto che impegnandomi in qualche cosa di valido e costruttivo come la scrittura, potrei sentirmi realizzato; e di conseguenza meno inutile e superfluo". Un attimo di pausa, e poi Timoteo riprende: "Oltretutto potrei fare qualcosa di utile, magari, scrivendo un bel romanzo... Le persone lo leggerebbero, pubblicandolo in seguito... ne trarrebbero gioia, piacere, e io ne sarei contento, ovviamente; veramente, contento... molto contento, contento contento...". Il direttore un po' impensierito, non sapendo cosa dire, interrompendolo quasi, esclamava: "Va bene, Timoteo, calmati, non avere timore, va tutto bene, non hai altro da fare che chiedere se ti serve qualcosa, e se potrò, te la darò certamente".

Il nostro amico, riprendendosi, rincuorato dalle parole del dottore, sorridendo, a malapena: "Vede direttore, mi servono solo fogli, tanti fogli di carta, per scrivere, una matita (allora i computers, i p.c. non esistevano). Per cancellare... sì! Una bella gomma, per rimediare agli errori, alle approssimazioni, alle follie del mondo... No, forse una gomma sola non basta, non può bastare". Stringendo le mani l'una nell'altra, e alzando gli occhi al cielo: "Meglio due!". - Il direttore, dall'altro lato della scrivania, messo un po' in allarme dall'atteggiamento del ricoverato, lentamente, si alza, poggia delicatamente la mano sulla spalla sinistra di Timoteo, e cercando di mostrare simpatia e assenso, leggermente sorridendo dice: "Ma certo, non temere, una matita, tanti fogli e due gomme per cancellare". "Meglio tre", aggiunge Timoteo: "Meglio tre", ripete il dottore, e si avvicina allo scaffale, dal quale prende appunto il materiale richiesto e lo porge al matto, con un sorriso e un augurio. Timoteo ringrazia, sorridente, soddisfatto, e con il materiale suddetto, esce dall'ufficio, dirigendosi verso la sua camera, lasciando il direttore un po' perplesso, che rimurgina tra sé e sé: "Speriamo bene..."

 

 (Continua)
Movimento per la chiusura delle tube di faloppio (MCTF)

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