ce n'est que un debout..!

1..
2..
3..
4..
è inutile sai
il male che fa
il peso di un bacio
lo hai dato soltanto
perchè eri da solo
la colpa dov'è
quanto non c'è
sai dirmi tu dove
in un giorno che piove
in un giorno che tu ti senti inutile
coriandoli a natale..
e magari ancora troppo stanco
per ricominciare
ma scommetto che poi
tu te ne andrai..
ebbene si
da precario equilibrio la domanda del giorno
Cosa fa una nuvola su un aereo?
Su su rispondete!
Ho trovato in rete questa intervista a Lovink in cui si parla di diversi aspetti secondo me interessanti e riflessioni dopo la pubblicazione del primo capitolo di Zero comment (che uscira' a giugno) "Blogging, the nihilist impulse".
La parte che mi ha fatto piu'sorridere e' stata la sua risposta all'ossessione dei bloggers circa le statistiche e i numeri :) Parla anche delle "briciole di google" in particolare ho trovato molto ben chiaro cosa ha scritto a proposito Scott Karp dopo il discorsetto/annuncio di Chad Hurley a Davos.
Sempre a proposito di Lovink consiglio anche la lettura di "The principal of notworking" disponibile in formato pdf.
Industria dei media al capolinea: parla Geert Lovink
Innanzitutto, puoi spiegarci perché consideri il blogging una pratica nichilista? Ti riferisci all'attuale contesto storico (post-modernità nei Paesi occidentali) o a uno specifico sviluppo del software sociale?
Il blogging è la forma contemporanea di auto-pubblicazione. Ci contestualizziamo con i link a materiale presente altrove in rete e attraverso il cosiddetto blog-roll (una lista dei nostri siti e blog preferiti). L'aspetto nichilista emerge quando confrontiamo questo tipo di comunicazione con quello dei media mainstream che ancora rivendicano di rappresentare il loro pubblico. I blogger non rappresentano altro che se stessi. E in questo senso livellano, azzerano le strutture centralizzate di senso. Le autorità, dal Papa, ai partiti, alla stampa, non influenzano più la nostra visione del mondo. Sempre più persone si allontanano dai 'vecchi media' quando sono alla ricerca di senso, informazione, intrattenimento. Niente di scioccante, se non per i giornalisti dell'industria broadcast che restano turbati da questa ovvietà come se fosse un tentativo di delegittimarli.
Riprendo un piccolo pezzo dal libro "Filofollesofia" di Giovanni Gramaglia di cui avevo gia' scritto un po' di tempo fa. E' un libro che mi appassiona molto e trovo molto divertente, ha una chiave di lettura semplice e rispecchia in alcuni casi delle stesse situazioni che mi sono trovata a vivere.
Sono le prime pagine del capitolo Gianfilosofo e il Dottor Hicckstz G-file n.2; in questo capitolo spiega il suo approccio alla filosofia e di come e perché e' arrivato al Dsm Asl 2 di Napoli e l'incontro con il dottor Hicckstz che di nome fa Adolf Sigmund.
"La grande cavalcata" (barzelletta popolare). Una matto, con molta educazione, chiede udienza al direttore del manicomio; casa famiglia, ASL, o che so altro, ancora non c'erano; per mettere all'attenzione di quest'ultimo una sua idea. Toc-toc, bussa il nostro amico alla porta dell'ufficio del dirigente che risponde: "Avanti".
Timoteo, un metro e ottanta circa, capelli corti, un po' arruffati; ancora ben colorati di nero, malgrado la sua età; vestito effettivamente fuori moda, forse parecchio; con i suoi occhiali da vista, color tartaruga, imitazione, ovviamente; lentamente e timidamente apre la porta dell'ufficio, quel tanto che basta a permettergli di entrare. E con la sua voce, appena recepibile chiede: "E' permesso?".
Il dottore, dietro i suoi bei baffoni, sorridendo molto amichevolmente risponde: "Prego, si accomodi, mi fa molto piacere che abbia qualcosa di nuovo e sono convinto di interessante da presentarmi, si sieda e mi dica con calma".
Timoteo a questo punto ormai gia' entrato nella stanza, socchiude la porta alle sue spalle, lentamente si siede sulla poltroncina di fronte la bella scrivania, di quell'ufficio, comunque, tenuto con un minimo di decorosa estetica; e a bassa voce, come suo solito, si spiega:"Sa, signor direttore, ho molto tempo libero; e tutto il giorno non so cosa fare. Perciò, penso, penso, penso, penso, a tante cose, e sono convinto che impegnandomi in qualche cosa di valido e costruttivo come la scrittura, potrei sentirmi realizzato; e di conseguenza meno inutile e superfluo". Un attimo di pausa, e poi Timoteo riprende: "Oltretutto potrei fare qualcosa di utile, magari, scrivendo un bel romanzo... Le persone lo leggerebbero, pubblicandolo in seguito... ne trarrebbero gioia, piacere, e io ne sarei contento, ovviamente; veramente, contento... molto contento, contento contento...". Il direttore un po' impensierito, non sapendo cosa dire, interrompendolo quasi, esclamava: "Va bene, Timoteo, calmati, non avere timore, va tutto bene, non hai altro da fare che chiedere se ti serve qualcosa, e se potrò, te la darò certamente".
Il nostro amico, riprendendosi, rincuorato dalle parole del dottore, sorridendo, a malapena: "Vede direttore, mi servono solo fogli, tanti fogli di carta, per scrivere, una matita (allora i computers, i p.c. non esistevano). Per cancellare... sì! Una bella gomma, per rimediare agli errori, alle approssimazioni, alle follie del mondo... No, forse una gomma sola non basta, non può bastare". Stringendo le mani l'una nell'altra, e alzando gli occhi al cielo: "Meglio due!". - Il direttore, dall'altro lato della scrivania, messo un po' in allarme dall'atteggiamento del ricoverato, lentamente, si alza, poggia delicatamente la mano sulla spalla sinistra di Timoteo, e cercando di mostrare simpatia e assenso, leggermente sorridendo dice: "Ma certo, non temere, una matita, tanti fogli e due gomme per cancellare". "Meglio tre", aggiunge Timoteo: "Meglio tre", ripete il dottore, e si avvicina allo scaffale, dal quale prende appunto il materiale richiesto e lo porge al matto, con un sorriso e un augurio. Timoteo ringrazia, sorridente, soddisfatto, e con il materiale suddetto, esce dall'ufficio, dirigendosi verso la sua camera, lasciando il direttore un po' perplesso, che rimurgina tra sé e sé: "Speriamo bene..."
(Continua)
"Adesso, Momo, e' suonata la nostra grande ora!" disse mettendole una mano sulla spalla. " Hai scoperto quello che finora nessuno sapeva! E noi salveremo non solo i nostri vecchi amici, no, ma l'intera citta'! Noi tre, io, Beppo e tu, Momo."
Balzo' in piedi e tese le mani ad abbracciare il mondo.
Nella sua fantasia si vedeva di fronte a una moltitudine che lo acclamava, lui, il salvatore.
"Va bene", disse Momo un po' disorientata, "ma come possiamo farlo?"
"Cosa vuoi dire?" domando' Gigi, infastidito.
"Voglio dire, come facciamo a vincere qui signori li'."
"Be', non lo so nemmeno io esattamente, almeno in questo momento", rispose Gigi. "Ma una cosa e' chiara: dato che adesso sappiamo che esistono e quel che fanno, dobbiamo ingaggiare battaglia... o forse hai paura?"
....
(Continua)
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